Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale

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Perché una mappa? Per ricordare ai partecipanti del Laboratorio Sui Generis e ai visitatori del suo sito che una mappa costruita per rappresentare uno spazio - e renderlo riconoscibile a chi lo osserva e a chi lo frequenta - non è pur tuttavia quello spazio. Il che vale più in generale per i nostri strumenti di conoscenza scientifica. E vale anche per noi, cartografi dell’ordine sociale. Questa è una mappa della città di Babilonia, una versione della fine del ‘700 trovata nel mercato di Portobello Road a Londra da Massimo Bricocoli. Ma perché proprio Babilonia? La mappa trasmette un’immagine di precisione, esattezza, uniformità, ordine – e geometria. E la Torre c’è - ma di dimensioni ridotte, sorprendentemente ridotte rispetto alle immagini della torre di Babele che fa parte del nostro patrimonio culturale, fonte inesauribile di interpretazioni e rappresentazioni. A cominciare naturalmente dal famoso quadro di Pieter Bruegel il Vecchio (1563), sul quale ci sono in internet migliaia di link… E Babele e la confusione delle lingue… E poi bisogna ricordare che della “città” – che non è un qualunque agglomerato urbano – Babilonia è un prototipo: la molteplicità, le diversità, la confusione delle lingue, ne sono il tratto distintivo. Come appunto dice Aristotele nei passi riportati dalla Politica, nell’home page a corredo della mappa. Anche questo è da tenere a mente se si lavora sull’ “azione pubblica”.

Qualche suggestione ulteriore può essere ricavata da alcune letture, disparate, che qui abbiamo cominciato a raccogliere:

Carlo Donolo, Notizie sul governo di Babilonia, in M. Marcelloni, a cura di: Questioni della città contemporanea, FrancoAngeli, Milano, 2005.

Bruno Latour, Sol amazonien et circulation de la référence, in L’espoir de Pandore, La Découverte, Paris, 2001, cap. 2 (Pandora’s Hope. Essays on the Reality of Sciences Studies, Harvard University Press, Cambridge, Mass. 1999)

K. E. Weick, Senso e significato nell’organizzazione, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1997 (Sensemaking in Organizations, Sage Publications Inc., London 1995):
“…e poi utilizzando la mappa avevano ritrovato l’orientamento e la salvezza.”

Daniel Pennac, Signor Malaussène, Feltrinelli, Milano, 1998 (Monsieur Malaussène, Gallimard, Paris 1995):
"…in cambio voleva il ricordo di Belleville sulla pelle.”

Bruno Latour, PARIS, VILLE INVISIBLE:
http://www.bruno-latour.fr/virtual/index.html

Franco Farinelli, Geografia. Un’introduzione ai modelli del mondo, Einaudi, Torino, 2003.

Paul Auster:, La trilogia di New York, Einaudi, Torino, 1996 (City of Glass in The New York Trilogy, Faber & Faber, London, 1987), pp. 75-76:
“E tuttavia i segni esistevano: non nelle strade dove erano stati tracciati, ma nel taccuino rosso di Quinn”

Michel Serres, Passaggio a nord-ovest (Hermès V), Pratiche, Parma, 1984 (or. 1980), pp. 120-121:
…“Zenone non viaggia da un punto, di partenza, verso un altro, di arrivo, non passa attraverso lo spazio.”

Jorge Luis Borges, L’artefice, in Tutte le opere, Mondadori, Milano, 1985, vol. I (El hacedor, 1960) , p. 1253.
…“Quella vasta mappa era inutile”…